CENNI STORICI

Del Parco di Monserrato conosciamo tre secoli e mezzo di storia, in cui si è trasformato da azienda agricola in parco raffinato, ha raggiunto il massimo splendore tra la  fine del 1800 e gli anni 20-30  del 900, ha subito un lungo periodo di progressivo  degrado,  abbandono  e smembramento tra il gli anni 50 del 900 e 2000, sino al restauro conservativo del nucleo centrale completato  dal Comune di Sassari nel 2007.

Il primo documento storico conosciuto in cui è nominata l’area del  Parco  è il  testamento del 1663 di Joseph Navarro, dove  il Parco è definito  “vinna, jardin, y olivar”.

Quella dei Navarro era una famiglia di origine spagnola che  nel 1600 si trasferì da Gandia, presso Valencia, a Sassari.
Con la morte di Don Giuseppe Navarro, nipote del succitato Joseph, nel 1758 la tenuta venne ereditata da Donna Emerenziana Navarro – Pilo, che sposò Don Francesco, dell’antica e nobile famiglia Deliperi di Sassari, di cui fecero parte  numerosi giuristi, uomini di chiesa, militari e sindaci della città.

Il possedimento  rimase nell’asse ereditario della famiglia Deliperi sino al 1856. Le notizie sulla tenuta di questo periodo  risalgono ad alcuni inventari, come quello  redatto nel 1843 successivo alla morte di Cosimo Deliperi, in cui la casa è descritta  con “pianta a forma di ferro di cavallo, sette stanze, sei porte esterne …” mentre la tenuta è descritta come coltivata a “giardino”, cioè agrumeto, oliveto e vigna. Questa struttura era caratteristica di molte aziende agricole del Sassarese e quello di Monserrato era un possedimento tipico del ceto  abbiente della città. L’aspetto economico era quello generalmente prevalente nel rapporto tra i possidenti e le loro terre, anche se non mancavano aspetti ludici, ricreativi ed estetici. A Monserrato quest’ultimo è stato senz’altro favorito dalla splendida posizione dominante sull’agro sassarese.

Giacomo Deliperi,  primo sindaco di Sassari dopo la concessione della costituzione da parte di Carlo Albero nel 1848, ebbe il merito di opporsi alla arroganza del potere piemontese, tanto che fu destituito dopo i subbugli  sassaresi del 1852.
Nel 1856, due anni prima della sua morte, vendette la tenuta di Monserrato al cognato  Gian Maria Ladu, consigliere comunale di Sassari, che la tenne  per dieci anni, fino a che  la dovette cedere per difficoltà economiche.

Al Ladu subentrò nella proprietà Giovanni Antonio Sanna che la acquistò nel febbraio del 1866.
Giovanni Antonio Sanna (eletto tre volte alla camera dei deputati, amico di, Asproni e fu per anni in corrispondenza con Mazzini e Garibaldi) era un ricco proprietario con interessi economici nelle miniere di Montevecchio di cui era amministratore, fu il fondatore della Banca Agricola Sarda (1871),  acquistò l'importante giornale torinese della Sinistra risorgimentale "Il Diritto", che cedette però dopo qualche mese ad altri.  nonché fondatore del museo cittadino a lui intitolato. Era appassionato di archeologia e reperti archeologici e quadri che erano di sua proprietà  formano oggi il nucleo del museo nazionale intitolato a lui e della Pinacoteca Musa a Sassari.
Nel periodo in cui il Sanna ne fu proprietario la tenuta di Monserrato attraversò il suo periodo migliore.  Fu talmente colpito dalla bellezza del luogo da mettere in secondo piano il tornaconto economico e investire grandi risorse per trasformarla in un parco, nonostante l’opposizione del genero toscano Francesco Maria Guerrazzi, come testimoniato da alcune lettere. Il Sanna  rispettò  la struttura preesistente,  ancora evidente con l’oliveto che circonda la conca coltivata ad agrumi, scelta dovuta probabilmente  ad un grande rispetto per le tradizioni locali. Egli mise in pratica una serie di misure per far rendere la tenuta dal punto di vista economico, ma commissionò anche lavori per arrichire il Parco dal punto di vista architettonico.
La casa venne ingrandita sia in pianta che in altezza aggiungendo una spaziosa cantina, il secondo piano, la loggia sul tetto, abbellita e resa più confortevole.

Con la morte del Sanna (1875) e di sua moglie, la spagnola Maria Llambi (1876), il parco fu assegnato nella divisione ereditaria a sua nipote  Marietta Giordano, figlia di  Giuseppe Giordano Apostoli e di Enedina Sanna, una delle quattro figlie di G. Antonio Sanna.
Il Giordano, che amministrò la proprietà  per conto della figlia Marietta,  completò l’opera di trasformazione  iniziata da Antonio Sanna.
Giuseppe Giordano Apostoli fu un uomo politico noto a Sassari. Tra le sue commissioni ci sono Palazzo Giordano, costruito su un terreno del suocero A. Sanna, e la statua di Vittorio Emanuele in piazza d’Italia (1877);  nel 1882 fondò fondatore il giornale "La Sardegna", da cui nascerà poi “La Nuova Sardegna”. Fu deputato con poche interruzioni dal 1880 al 1904, e anche assessore al comune di Roma, dove morì nel 1927.

Sua figlia Marietta vendette il parco nel 1921 a Niccolò, settimo Marchese di Suni, e a sua moglie Vincenza Ledà d’Ittiri.
In quel momento storico il parco aveva una sua connotazione architettonica e la sua fruizione era  strettamente privata.

Dopo la seconda guerra mondiale per il parco iniziò una stagione di progressivo abbandono, smembramento e degrado, anche se non vennero perse le caratteristiche storiche e architettoniche della parte centrale, con le costruzioni e la conca degli aranci.
Nel 1947 iniziarono le lottizzazioni dei circa 20 ettari che  lo costituivano, e la villa fu venduta all’I.N.A.I.L.
Nel 1962 due lotti furono acquisiti dal geom. Pinna che vi fece edificare una villa.
Nel 1966 l’area dove ora ha la sede la Corte d’Appello, il complesso condominiale e il Centro Commerciale fu acquisita dalla S.I.M. (Società Immobiliare Monserrato) che manifestò subito l’intenzione di edificare un centro commerciale.
La costruzione della variante del Mascari nei primi anni 70 divise il Parco in due.
Nel 1974 alcune delle aree contigue al Parco vennero acquisite da privati, mentre la parte residuale, più o meno l’attuale estensione del Parco, fu acquisita dalla Società DECAR che la offri ripetutamente al Comune di Sassari in cambio di autorizzazioni a costruire.

Nel 1976 il Parco iniziò ad essere tutelato e venne imposto il vincolo paesaggistico secondo la legge 1497 del 1939 che definisce “il valore estetico e naturalistico della zona in riferimento alle opere dell’uomo che connotano il paesaggio”.
Intorno agli anni 80 il Comune di Sassari acquistò l’area restante del Parco, estesa circa 6 ettari.
Nel frattempo il parco versava in stato di abbandono, sottoposto solo a interventi sporadici per il contenimento di rovi e infestanti.
L’attenzione verso il Parco che si era risvegliata negli anni ottanta dal 1990 maturò e a Sassari sorse un movimento d’opinione che in nome della salvaguardia delle aree verdi si espresse contro la  cementificazione. Associazioni ambientaliste e di cittadini, tra cui fu molto attiva “Ambiente Città”, riuscirono a raccogliere ben 9000 firme per chiedere all’amministrazione comunale maggiore attenzione verso il parco di Monserrato.
Il 16/04/1990 Ambiente Città presentò alla Sovraintendenza ai Beni Culturali e Ambientali la richiesta di vincolo monumentale corredata dalle 9000 firme raccolte e nel 1991 fu imposto  il vincolo monumentale sul Parco in base alla legge 1089 del 1939.
E’ la prima volta che il  Parco viene riconosciuto come  un bene culturale e non solo come area verde, anche se l’area vincolata è limitata a quella di proprietà comunale, non venne applicato l’articolo 21 della suddetta legge che prevede l’istituzione delle aree di rispetto in prossimità del bene.
Nei primi anni del 2000 iniziò il restauro conservativo del parco che  fu concluso  nel 2007, anno in cui fu restituito alla città.

Attualmente l’area del Parco di Monserrato, unico Parco Storico della città di Sassari, è soggetta ai vincoli imposti dal  Testo Unico delle norme in materia di Beni Culturali.